Sportivi e calciatori stranieri: visto e permesso per giocare in Italia

Calciatori, cestisti, pallavolisti, rugbisti e allenatori arrivano in Italia ogni stagione. Ecco quale permesso serve per professionisti e dilettanti e perché il passaporto italiano cambia tutto.

  • Ultimo aggiornamento: 2026-10-23
  • 2 min di lettura

Permesso per attività sportiva (professionisti)

Gli sportivi stranieri ingaggiati da società italiane entrano con una procedura speciale (art. 27, comma 1, lett. p, TUI), fuori dalle quote del Decreto Flussi:

  1. La società invia la proposta di contratto alla federazione (FIGC, FIP, FIPAV, FIR, ecc.).
  2. Il CONI rilascia la dichiarazione nominativa di assenso, che sostituisce il nulla osta al lavoro.
  3. Lo sportivo chiede il visto per attività sportiva al Consolato.
  4. Entro 8 giorni dall'arrivo chiede il permesso di soggiorno per attività sportiva.

Ogni anno il Governo fissa un limite massimo di sportivi extracomunitari, ripartito dal CONI tra le federazioni. Allenatori e preparatori atletici non rientrano nel limite.

Dilettanti e campionati regionali

Nel calcio dilettantistico (LND, Serie D e categorie regionali) e negli altri sport non professionistici, per tesserare un extracomunitario la federazione richiede un permesso di soggiorno valido. Molti giocatori arrivano quindi con un altro permesso (studio, famiglia, lavoro) o con passaporto italiano.

Con la riforma dello sport (D.Lgs. 36/2021), chi è retribuito può essere lavoratore sportivo anche in un campionato dilettantistico.

Passaporto italiano: il grande vantaggio

Un giocatore con cittadinanza italiana o UE non occupa posti da extracomunitario, non ha bisogno di visto e può essere tesserato in qualsiasi campionato.

Con la legge 2025 la cittadinanza per discendenza riguarda in genere figli e nipoti di italiani che avevano solo quella cittadinanza. Verifica il tuo caso prima di trattare con un club.

Minorenni

Le regole FIFA vietano, salvo eccezioni, i trasferimenti internazionali dei minori di 18 anni. Le eccezioni (ad esempio il trasferimento della famiglia per motivi non sportivi) richiedono documentazione precisa.

Fine carriera: conversione del permesso

La giurisprudenza recente (TAR Sardegna, 2026) ritiene convertibile in lavoro il permesso sportivo solo per l'attività professionistica. Se vuoi restare in Italia a fine contratto, pianificalo per tempo.

Come ti aiutiamo

  • Giocatori e agenti: scegliamo la via giusta e prepariamo visto e permesso.
  • Società: gestiamo la documentazione con federazione, Consolato e Questura.
  • Verifichiamo se il giocatore può ottenere la cittadinanza italiana.
  • Rinnovi, cambi di società, ricongiungimenti e ricorsi.

Documenti richiesti di solito

  • Passaporto valido
  • Proposta di contratto o lettera della federazione
  • Dichiarazione nominativa di assenso CONI (professionisti)
  • Certificato medico sportivo
  • Documentazione sul transfer internazionale
  • Per i minori: documenti familiari ed eccezione FIFA

L'elenco preciso dipende dal tuo caso, dal paese di origine e dall'ufficio (Questura, Consolato o Comune). In consulenza ti diamo l'elenco definitivo.

Domande frequenti

Un calciatore dilettante può venire a giocare con un visto turistico?

No: serve un permesso valido. Con passaporto italiano o UE non serve il visto.

Il permesso sportivo dipende dal Decreto Flussi?

No, ha un limite annuale proprio ripartito dal CONI.

Avere nonni italiani aiuta a essere tesserato?

Molto: da cittadino italiano non occupi posti da extracomunitario.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-23. Questa guida ha carattere informativo e generale e non sostituisce la consulenza di un avvocato sul tuo caso concreto. La normativa sull'immigrazione cambia spesso.

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